Abstract: Tra la fine di dicembre 2025 e l’inizio del 2026, l’Iran ha visto emergere proteste di portata storica e crescenti tensioni internazionali, aprendo uno spiraglio per possibili cambiamenti politici.
A cura di Mariagrazia Antonelli
Nell’ultimo mese, l’Iran è stato al centro dell’attenzione dei media internazionali per una serie di eventi senza precedenti.
Alla fine di dicembre 2025, il Paese ha visto esplodere grandi manifestazioni che, secondo molte fonti internazionali, rappresentano la più grande mobilitazione anti-governativa dalla rivoluzione islamica del 1979.
Le manifestazioni sono iniziate il 28 dicembre 2025 a Teheran, successivamente estendendosi su tutto il territorio nazionale. Le proteste sono state inizialmente innescate da una crisi economica profonda, caratterizzata da una forte svalutazione della moneta locale e dall’aumento dell’inflazione. I manifestanti hanno rivendicato molteplici temi politici, tra i quali la gestione inefficace dei servizi pubblici essenziali – come, ad esempio, la fornitura dell’acqua – il peggioramento delle condizioni di vita nel Paese e la corruzione diffusa. I manifestanti hanno addirittura invocato la caduta della Repubblica islamica.
Le forze di sicurezza iraniane, inclusi i Guardiani della Rivoluzione, di contro, hanno risposto a queste proteste attraverso una forte repressione considerata tra le più volente nella storia del regime. Le informazioni a riguardo che ci sono giunte attraverso i media, sono state filtrate attraverso il blocco di internet, utilizzato dal regime proprio come strumento per fermare le mobilitazioni. Il bilancio delle vittime è incerto: le stime ufficiali parlano di oltre 3000 morti, mentre gruppi indipendenti stimano che diverse decine di migliaia di persone potrebbero essere state uccise o ferite nel corso della repressione.
In questo instabile contesto, gli Stati Uniti hanno intensificato la pressione sul regime iraniano. Durante le manifestazioni il presidente Trump aveva più volte parlato della possibilità di attaccare l’Iran “per difendere i manifestanti”, salvo poi fare marcia indietro sostenendo che la repressione fosse finita. Più recentemente, tuttavia, il governo statunitense ha dichiarato ribadito la possibilità di attaccare l’Iran, questa volta qualora il Paese non dovesse accettare la negoziazione di un accordo per la riduzione del suo programma nucleare.
Inoltre, negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno spostato attorno all’Iran uno schieramento di forze aeronavali, una cosiddetta “armada” il cui fulcro è la portaerei Abraham Lincoln. Al momento, tuttavia, non è stato ancora autorizzato alcun attacco.
Il presidente iraniano, in risposta, ha dichiarato che saranno prese tutte le misure necessarie per fronteggiare un eventuale attacco statunitense. A conferma di ciò sono già state introdotte misure di emergenza per garantire la fornitura di beni essenziali e il funzionamento dei servizi pubblici fondamentali.
Ad oggi, l’Iran si trova in una situazione particolarmente delicata, caratterizzata da una profonda crisi interna da un lato e da concrete pressioni internazionali dall’altro. A seconda delle scelte adottate, vari sono gli scenari che possono prospettarsi: dalla possibilità di trovare un compromesso con gli Stati Uniti, seppur con un pesante tributo politico all’inizio di un conflitto, passando per un collasso incontrollato che potrebbe generare un vuoto di potere.
Nonostante ciò, la forte indignazione da parte della popolazione per le condizioni di vita del Paese potrebbe, proprio in questo momento storico così delicato, portare ad un cambiamento nel regime, in grado di affrontare e risolvere problemi denunciati dai manifestanti durante le mobilitazioni.
