Copertina: Nisida (island), seen from the Posillipo, By Original uploader was Nimh at it.wikipedia, 16 marzo 2007 , CC BY-SA 3.0.
Di Elena Barbetti
A Nisida, negli sguardi e nelle parole dei ragazzi, emerge che la vera giustizia non chiude porte ma apre percorsi, e che la pena non è punizione ma possibilità. Dare loro fiducia e amore significa rendere vivo il dettato costituzionale che promuove la rieducazione del condannato, trasformando il teatro e le arti in strumenti concreti di crescita. Il sogno di Eduardo De Filippo, di un’arte che liberi, accolga e dia speranza, continua a vivere tra queste mura, dimostrando che anche nei luoghi più difficili la bellezza può fiorire e accendere scintille di vita.
Tra il cielo e il mare, l’isola di Nisida emerge come un frammento sospeso, un luogo in cui il tempo sembra muoversi diversamente, dove le storie dei ragazzi riecheggiano tra le mura, cercando di farsi ascoltare.
Il 16 ottobre 2025, io e i miei colleghi del corso Diritto & Humanities, insieme ai ragazzi della Fondazione Severino, abbiamo avuto la preziosa opportunità di partecipare a un laboratorio con i ragazzi dell’Istituto Penale per Minorenni di Nisida scoprendo come la fiducia, il dialogo e la cultura possano diventare strumenti concreti di rinascita.
Dopo una breve presentazione, abbiamo proposto ai ragazzi uno speed date. Divisi in due gruppi, abbiamo cominciato con domande leggere, per poi arrivare a quelle più profonde, che toccavano il cuore del nostro incontro: la responsabilità e la libertà. Ci siamo chiesti se si possa essere davvero liberi senza essere anche responsabili, e che cosa significhi, per ciascuno di noi, assumersi una responsabilità. Nei loro sguardi si mescolavano timidezza e coraggio, ma anche la genuina voglia di raccontarsi e di essere compresi. Nelle loro risposte, anche le più brevi, si leggeva il peso e il valore delle esperienze che li hanno formati.
Parlare con loro mi ha profondamente commossa. Il ragazzo seduto vicino a me, dopo avermi chiesto cosa studiassi, sorridendo mi ha detto: “Sono proprio felice che tu studi”. Poche parole, ma le porterò con me per sempre. In quella frase ho sentito tutta la potenza del dialogo e del riconoscimento reciproco: due mondi che si incontrano, per un attimo, sul terreno comune della fiducia e del rispetto.
Il pomeriggio è proseguito con la cerimonia per la raccolta fondi da destinare ai lavori di restauro del teatro voluto da Eduardo De Filippo, volta a rinsaldare quel filo di umanità e speranza che unisce la memoria del grande attore e drammaturgo ai ragazzi di Nisida, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, della professoressa Paola Severino, del direttore de Il Mattino Roberto Napoletano e di numerose autorità locali. L’avvocato Eleonora Di Benedetto ha presentato con emozione il progetto, nato per mantenere vivo il sogno di Eduardo.
“Il teatro è libertà”. L’inconfondibile voce di Eduardo De Filippo avvolge la sala, accompagnata da un video che ripercorre il suo impegno da senatore a vita, con un estratto del discorso pronunciato in Senato dedicato ai giovani dell’allora istituto Filangieri. Le sue parole risuonano ancora oggi con forza e attualità: “Chi è disposto a dare fiducia e lavoro ad un avanzo di galera?” Non era una domanda retorica: era l’angoscia reale dei ragazzi dell’istituto.
A seguire, la professoressa Paola Severino ha messo in luce come a Nisida la libertà si percepisca proprio nella sua assenza, e come il teatro riesca a restituirla, trasformando un luogo chiuso in uno spazio dove possono scatenarsi fantasia e speranza. Tra gli interventi, anche quello dell’attore Ninetto Davoli, che ha sottolineato che tutti possiamo sbagliare. Le sue parole, semplici e sincere, sono risuonate come un invito a credere nelle seconde possibilità. A chiusura dell’evento, Nordio ha ricordato che “chi salva una vita salva l’umanità” e che “anche un solo ragazzo reinserito giustifica il lavoro di tutti”, evidenziando come la tutela della dignità e le attività artistico-culturali all’interno degli istituti rappresentino un passo fondamentale per ridurre la recidiva.
Lasciando Nisida, resta la consapevolezza che il cambiamento è possibile, se accompagnato da energia, amore e fiducia. In ognuno di quei ragazzi brilla una scintilla che chiede solo di essere riconosciuta, alimentata, accolta. Anche in un luogo dove la bellezza di solito non arriva, può invece diventare salvifica. C’è ancora tanto da fare, ma si può fare, e questa giornata ne è stata la prova più viva.

