A cura di Eleonora Capelli
“l’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare”
Questo è uno dei molti aforismi che Giorgio Armani, icona di stile ed avanguardista, lascia in eredità non solo al mondo della moda, ma a tutto il suo amato pubblico.
Un modus pensandi da fare proprio ed applicare alla vita di tutti i giorni.
Una delle filosofie della visione di moda di Giorgio Armani era creare abiti che non avessero come solo fine stupire e lasciare a bocca aperta il pubblico ma dovessero anche avere un “senso” e l’azienda Armani ha preannunciato che continuerà a seguire questo manifesto. Le creazioni devono essere indossabili, devono “tradursi in un capo, in un accessorio che poi una donna e un uomo saranno in grado di portare.” E questo implica avere grande attenzione per il soggetto, per la persona, per l’anima che deve indossare l’abito perché il Signor Armani, come chiamato dai suoi dipendenti e collaboratori, voleva che i suoi abiti venissero indossati e non il contrario. Quindi, si dedicava con cura ai suoi clienti e ai “mannequins” che dovevano mostrare per la prima volta le sue creazioni nelle sfilate al grande pubblico e voleva che tra lui, la ragazza e il vestito ci fosse una grandissima intesa. Non voleva imporre il proprio stile, ma la ragazza doveva essere un supporto al vestito.
In un’intervista disse “Io vedo subito se alla ragazza piace il vestito che ha addosso, se piace il vestito questo mi aiuta moltissimo perché la ragazza lo sente, lo porta con piacere, si sente gratificata, si sente migliorata; se il vestito non piace ho dei problemi perché, comunque sia, lei ha qualcosa addosso che non torna. Quindi, qualche volta, è la ragazza stessa che determina la mia scelta, l’abbinamento. Quando poi succede che funziona, allora è bellissimo”. Pertanto, per Giorgio Armani il punto di partenza era il corpo, ma poi andava oltre, cercava di capire veramente chi era il soggetto, la sua personalità, il suo modo di essere, cercava l’anima, la portava fuori e la rappresentava quasi come se i suoi abiti fossero la vera pelle delle persone. Questo perché, come da lui stesso sottolineato, “lo stile consiste nel corretto bilanciamento tra sapere chi sei, che cosa va bene per te e come vuoi sviluppare il tuo carattere. I vestiti diventano l’espressione di questo equilibrio”.
Inoltre, una delle pietre angolari della sua visione, aspetto intrinseco dell’eleganza, è la semplicità. Per Giorgio Armani “semplicità” non è sinonimo di banalità, ma di eleganza ed eternità. La semplicità nasce dalla sottrazione: tutto ciò che è superfluo, che appesantisce il soggetto e non rivela il proprio io è da togliere, da sopprimere perché “la legge del lusso non è aggiungere, ma togliere” e la moda, come più volte affermato dal Signor Armani, è “quella che viene suggerita e che spesso conviene evitare” perché la moda cambia, è passeggera, invece lo stile e la semplicità sono eterni. Infatti, come ha più volte ribadito “la semplicità è forza. Semplice non è mai il punto di partenza, ma sempre il punto d’arrivo” e, quindi, le sue creazioni nascono da un lavoro di sottrazione, dal rispetto per chi indossa l’abito, dall’idea di creare uno stile capace di resistere, pur evolvendosi nel tempo.
Dunque, Armani è stato attento al suo pubblico, alla realtà ed alle sue esigenze. Ha capito che la moda e le creazioni hanno un grande impatto sulla vita quotidiana e non solo devono stare al passo con la società del momento, ma anche anticipare i cambiamenti e le dinamiche della società del domani. Infatti, Giorgio Armani ha precisato “La mia visione di inventore pragmatico non nasce dal canto delle muse, da uno stordimento poetico, da un raptus creativo; (…) ma tiene conto delle diverse realtà della vita contemporanea. Se si è davvero attenti, se si riescono ad intercettare anche i più piccoli segnali che sono lì ad attenderti in ogni istante, i bisogni del pubblico li si avverte ancora prima che si manifestino e si gioca d’anticipo, identificando i cambiamenti della società.”
E questa è la sintesi perfetta della rivoluzione attuata da Giorgio Armani: saper cogliere i bisogni del pubblico, le dinamiche tra i due generi e le gabbie sociali che stavano ancora legando uomini e donne a dei ruoli a cui non appartenevano più. Il Signor Armani, da grande e profondo osservatore, ha colto questa claustrofobia ed attraverso gli strumenti dell’eleganza e della semplicità, ha liberato i due generi contribuendo alla parità perché “lo stile è avere coraggio delle proprie scelte e anche il coraggio di dire di no. È gusto e cultura”.
Già grandi stilisti come Chanel avevano determinato un cambiamento radicale nell’industria della moda accompagnando l’evoluzione sociale della donna, ma Armani con il suo stile e la sua visione ha fatto molto di più, ha offuscato i confini tra le identità di genere e ha dato una grande spinta all’emancipazione di entrambi, liberandoli da determinate imposizioni sociali: “Elimino le differenze tra uomo e donna. Ho dato all’uomo la scioltezza, la flessuosità, la morbidezza della donna. E alla donna il comfort, l’eleganza dell’uomo. Io destrutturo, ammorbidisco”.
Per questo è certamente stato un avanguardista, è andato controcorrente, ha visto il confine per molti invalicabile e l’ha scardinato, ha fatto cadere i limiti non arrivando all’unisex, ma a una più profonda armonia tra i generi seppur nella diversità. Questo è delineato dalla rivoluzione sartoriale di Armani che è iniziata con la giacca, capo tradizionale del guardaroba maschile, ma che, attraverso il processo di destrutturazione, è diventata un punto di incontro e simbolo di parità tra i due generi. Quindi,ha affrontato la giacca con una mentalità radicale, l’ha destrutturata, cioè, ha rimosso le imbottiture delle spalle e le fodere interne, ha previsto una diversa disposizione dei bottoni e uno stravolgimento delle proporzioni generando un capo fluido e conforme al corpo che cadesse morbida e leggera e che seguisse i movimenti del corpo in modo naturale. Queste innovazioni sartoriali, sia tecniche che estetiche, rendevano le sue giacche adattabili ad entrambi i generi, sfumando i confini sartoriali tradizionali delle norme di genere dell’epoca. Ha fatto convergere i due generi ma sempre mantenendo la rispettiva unicità ovvero “addolcendo l’immagine degli uomini ed indurendo quella delle donne”.
Conferendo, dunque, da un lato agli uomini il diritto di vestirsi con più leggerezza, aiutandoli a trovare un linguaggio proprio ed elegante, sobrio non competitivo, e dall’altro, ha saputo cogliere l’esigenza di dare alle donne “un modo di vestirsi equivalente a quello degli uomini” con giacche sempre sfoderate e rilassate, meno rigorose ma modellate per valorizzare la forma femminile, combinando giacca e pantaloni con trasparenze che lasciano intuire il corpo e la sensualità perché come Armani ha più volte ribadito “ho dimostrato negli anni che sexy non è il corpo esposto allo sguardo di tutti, ma è suggerire, velare e rivelare, lasciando intuire senza mai esibire”.
Pertanto, questa visione ed innovazione sartoriale ha portato a una vera e propria rivoluzione dei confini e rapporti uomo-donna, facendo della giacca e dell’eleganza Armani il simbolo di un’epoca di rinnovata mobilità sociale, ma anche di una nuova cultura in cui il successo materiale e finanziario non corrispondeva più a un ruolo sociale definito. Una società in cui le donne iniziavano sempre di più ad affermarsi e ad avere posizioni di spicco nel mondo lavorativo “maschile”, necessitando di un abbigliamento che enfatizzasse la loro forza, professionalità e capacità comunque accompagnato da una spiccata femminilità.
Non un costume, ma un nuovo modo di vestire per un nuovo e libero modo di essere.
Tutto ciò è più che mai oggi attuale, in una società in cui ancora si cerca di trovare una dimensione, un equilibrio tra i due mondi, non in antitesi ma in simbiosi, in cui le caratteristiche di uno si fondono con quelle dell’altro. Un mondo in cui si cerca di rendere normale ed accettare la dolcezza, sensibilità e la fragilità maschile da un lato, e la fermezza e la forza nelle donne dall’altro, ma tutto senza snaturare le caratteristiche di ciascun genere. Senza prevaricazione. Senza superiorità di un genere sull’altro ma Collaborazione, Rispetto ed Equilibrio. E Armani, attraverso la sua eleganza e le sue creazioni, ci ricorda e pone sotto i nostri occhi che ciò è possibile.
Questo è stato ribadito ed evidenziato anche nell’ultima sfilata curata dallo stesso Armani lo scorso 28 settembre 2025 nella suggestiva cornice della Pinacoteca di Brera. Per l’occasione, 127 look maschili e femminili hanno sfilato fianco a fianco, sulle note di “Nuvole Bianche” suonate da Ludovico Einaudi circondato da decine e decine di lanterne che brillavano come se quella sfilata fosse soltanto un “arrivederci”. La sinergia di modelli, silhouettes e nuances maschili e femminili enfatizzano che gli uomini e le donne sono alla pari, possono collaborare, aiutarsi e realizzarsi in modo equo e paritario senza dover sopraffarsi a vicenda ed è proprio questa sinergia unitaria e al tempo stesso antitetica che li rende forti e capaci di evolversi e realizzarsi.
Infine, dall’ultimo abito della sfilata, blu navy ed impreziosito da cristalli, emerge un ricamo con il volto di Giorgio Armani: un’immagine potente, quasi a voler sottolineare la sua visione, l’eredità e la rivoluzione stilistica che lascia al suo amato pubblico. Quel ricamo, in modo particolare, mette in risalto che così come i suoi abiti, immutabili e capaci di resistere alla prova del tempo, proprio come solo i migliori architetti con le loro opere sanno fare, anche Giorgio Armani e la sua eleganza sono e saranno eterni.
Concludendo con le sue parole “il segno che spero di lasciare è fatto di impegno, rispetto e attenzione per le persone e per la realtà. E’ da lì che tutto comincia”.
