Il fuoco era la cura: sperare attraverso i libri

Abstract

Il fuoco era la cura è uno spettacolo tratto da Fahrenheit 451. Narra un futuro distopico in cui non si leggono libri e si passa il tempo attaccati a uno schermo. Scritto negli anni ’50, dice del presente molto più di quanto si possa pensare.

A cura di Maria Vittoria Braschi

Il fuoco era la cura, in scena a Roma, al Teatro India, dal 25 febbraio al primo marzo 2026 è uno spettacolo tratto da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, uscito nel 1953. 451 gradi Fahrenheit è la temperatura alla quale la carta inizia a bruciare. Viene descritto quello che allora era un futuro distopico, il XXI secolo, nel quale i libri sono illegali ed è vietato possederli; le case che ne contengono (e le persone che li difendono) vengono date alle fiamme dai pompieri, che non spengono incendi ma li appiccano. Nello spettacolo della compagnia Sotterraneo il fuoco è la cura. Cura da cosa? I personaggi sono ipnotizzati tutto il giorno, tutti i giorni, da schermi che proiettano immagini, appagano momentaneamente, servono a divertire e ad evitare che si pensi troppo (Bradbury lo scriveva ben 73 anni fa). Il fuoco è la cura dalla consapevolezza: si brucia ciò che darebbe troppo spazio ai pensieri delle persone. La sua vera bellezza è nel fatto che il fuoco distrugge responsabilità e conseguenze.

Un problema diventa troppo arduo? Gettalo nelle fiamme”.

Così Bradbury immagina gli anni ’20 del XXI secolo, oggi, come anni in cui i giorni scorrono veloci mentre tutti guardano schermi, ignorando ogni pensiero. Suona familiare. Sul palco, uno schermo, luci calde, tute da pompieri, ritornelli che entrano in testa e frasi proiettate a grandi caratteri. Da sempre, una delle prime cose che si fanno per controllare un popolo è proibire e bruciare i libri. Il controllo dei libri arriva dove le armi non riescono. Di conseguenza, uno dei più potenti atti di resistenza è proprio leggere. Laddove leggere è proibito, i popoli leggono, scrivono, tramandano. Si guardi al Nicaragua oggi, raccontato in un articolo di Internazionaledel 23 gennaio. Era il Paese, secondo la leggenda, con più poeti per metro quadrato al mondo, almeno fino a prima della dittatura. Oggi in Nicaragua è vietato leggere e pubblicare: è una “poesia dietro le sbarre”. Si guardi poi all’Iran di Azar Nafisi in Leggere Lolita a Teheran, dove si legge pericolosamente e si viene puniti duramente. Ne Il fuoco era la cura non solo leggere è vietato, ma la censura passa in secondo piano poiché i cittadini hanno un’alternativa: lo schermo. “Non devi bruciare i libri per distruggere una cultura. Basta far smettere alla gente di leggerli”. Si smette volontariamente di leggere, distratti dalle immagini, e il protagonista realizza a un tratto di essere infelice: “Abbiamo tutto ciò che serve per essere felici. Ma qui nessuno è felice”. In Nicaragua, in Iran, in Fahrenheit 451 la speranza per un futuro vivibile passa attraverso la custodia dei libri: li si porta con sé di nascosto e li si legge lontano dagli altri. I libri fanno paura a chi detiene il potere perché sono motore dell’immaginazione, della fantasia; aprono finestre su altri mondi, spesso migliori, che non si credono possibili. È nella possibilità di immaginare un’alternativa che la speranza si fa concreta, spingendoci ad andare oltre le nostre possibilità.In Nicaragua, in Iran, in Fahrenheit 451 la speranza per un futuro vivibile passa attraverso la custodia dei libri: li si porta con sé di nascosto e li si legge lontano dagli altri. I libri fanno paura a chi detiene il potere perché sono motore dell’immaginazione, della fantasia; aprono finestre su altri mondi, spesso migliori, che non si credono possibili. È nella possibilità di immaginare un’alternativa che la speranza si fa concreta, spingendoci ad andare oltre le nostre possibilità.

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