Il futuro che permette di essere fragile

A cura di Angela Gentile

In un mondo che rifiuta la fragilità e celebra la forza come unico valore, questo articolo racconta un’esperienza capace di ribaltare quella logica: un progetto educativo che parla ai bambini di consenso, ascolto e rispetto, intervenendo alla radice delle dinamiche che alimentano la violenza di genere e restituendo alla fragilità la sua dignità.

Sono nata nel 2003 e, nei miei ventun anni, ho potuto osservare situazioni e contesti di vario genere: da un piccolo borgo pugliese all’immensa realtà romana. Due contesti apparentemente molto diversi, ma dai quali sono riuscita a estrarre una matrice dominante: l’incapacità umana di riconoscersi fragili.

Il termine “fragile” è spesso visto come un aggettivo negativo. Il riconoscimento della propria fragilità, nel vocabolario comune, non significa altro che “inutile”, in un mondo che ci vuole sempre più combattenti, sempre più figli di una sorta di giungla in cui vince il più forte: un darwinismo contemporaneo. Il più fragile è il meno adatto, e il meno adatto non sa vivere.

Non riesco a contare le volte in cui mi è sembrato di dover cercare una giustificazione, una scorciatoia che mi distraesse dal dover ammettere che, in alcuni momenti, avrei voluto soltanto una pausa da me stessa, dall’eccessiva necessità di riconoscermi tenace e imbattibile in ogni ambito, riconoscendo io per prima, nella parola “fragilità”, la sintesi più umiliante della parola “debolezza”.

Questo fisiologico iter, dal quale si cerca spasmodicamente di distrarsi il più possibile, anche grazie alle tumultuose battaglie della vita, è ancor più complesso per una grossa porzione della società: quella maschile, alla quale si insegna fin da piccoli che non si può piangere ma, soprattutto, che il valore personale è direttamente proporzionale al consenso ricevuto. Un consenso sociale, lavorativo, ma soprattutto il mero consenso femminile: non ricevi un sì? Sei un fallito.

Il 20 gennaio ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione di uno straordinario progetto che mira a ribaltare questa prassi, nella quale — parlandoci chiaro — si ritrovano alcune delle più solide fondamenta della violenza di genere. In un’epoca in cui la cronaca ci soffoca ogni giorno con narrazioni di possesso e prevaricazione, assistere alla presentazione di “Storie Spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition” presso la Sala Stampa della Camera dei deputati non è stato solo un evento istituzionale.

Per me, essere lì è stata un’esperienza che mi ha scosso nel profondo. Da donna, abituata a leggere quotidianamente notizie che sembrano dirci che non c’è via d’uscita, sentire parlare di una soluzione reale e concreta mi ha fatto venire i brividi. C’è qualcosa di profondamente potente e finalmente luminoso  in questo progetto: la sensazione che, per la prima volta, non stiamo solo curando le ferite, ma stiamo cambiando la traiettoria del futuro.

Ma di cosa parliamo esattamente? Il progetto nasce da una straordinaria collaborazione tra Fondazione Libellula — network di oltre 170 aziende impegnate contro la violenza di genere — e l’autrice di fama internazionale Francesca Cavallo (già co-autrice di “Storie della buonanotte per bambine ribelli”) e ScuolAttiva Onlus.

L’esigenza di questo intervento deriva da una ricerca scientifica, la Survey Teen 2024 realizzata da Fondazione Libellula, condotta su 1.600 adolescenti tra i 14 e i 19 anni, da cui emerge che i ragazzi, già da molto piccoli risultano confusi: faticano a riconoscere comportamenti abusivi, spesso confondendo il controllo con l’amore. I dati dimostrano che a 14 anni è già troppo tardi per intervenire: bisogna agire con la prevenzione già dalla scuola primaria, ovvero nel momento in cui si formano le prime idee su di sé e sulle relazioni.

Se il libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli” ha insegnato alle bambine a sognare in grande, questa nuova iniziativa affronta la sfida speculare: liberare i bambini maschi fin dai primi anni di scuola, aiutandoli a crescere mediante un’educazione che consenta loro di guardare al mondo con una prospettiva nuova: il “no” non è un fallimento, ma un’opportunità di crescita e, dall’altra parte, una scelta libera che deve essere solo accettata.

Dobbiamo puntare ad un mondo in cui non è una legge a limitare le conseguenze di un’abitudine violenta, ma un mondo nel quale il fuoco viene spento sin dalla prima miccia e non dopo che ha bruciato l’intero pagliaio.

Il cuore pulsante del progetto è proprio l’ultimo libro dell’autrice Francesca Cavallo, “Storie spaziali per maschi del futuro”, che per l’occasione viene portato tra i banchi di scuola attraverso un protocollo didattico senza precedenti. Quelle contenute nel libro non sono solo fiabe, ma un insegnamento che predispone i bambini a diventare semplicemente uomini meravigliosi, e non solo uomini forti.

L’idea — ed è questo il dato più importante — è nato non soltanto dalle ricerche scientifiche, ma anche da una vera e propria richiesta di aiuto da parte di insegnanti e genitori che, man mano, hanno candidato al progetto le scuole dei propri figli e dei propri alunni. È meraviglioso e, allo stesso tempo, quasi spaventosoprendere consapevolezza del fatto che non c’è più tempo:dobbiamo cambiare, modificarci e, se serve, chiedere aiuto.

“Storie Spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition” conta una fase pilota che, nel 2026, raggiungerà 250 classi e oltre 12.000 bambini in tutta Italia, supportata da kit educativi per gli insegnanti e da un corso di formazione accreditato dal Ministero (piattaforma S.O.F.I.A.). Non è un intervento isolato, ma un’onda che travolgerà anche le famiglie e le comunità, attraverso un roadshow che ad aprile toccherà Milano, Roma e Lecce.

L’anima di questo progetto è un elogio alla gentilezza che diventa coraggio: la parità non è una lotta “contro” qualcuno, ma un viaggio di liberazione per tutti.

Ascoltare la voce dell’autrice e gli interventi di Debora Moretti e Francesca Panigutto, rispettivamente Presidente e Head of Communications & Fundraising di Fondazione Libellula, insieme ai contributi istituzionali delle onorevoli Stefania Ascari e Francesca Ghirra e del senatore Filippo Sensi, è stato per me un vero richiamo all’azione, capace di restituirmi finalmente una speranza concreta. Dobbiamo dare alla generazione del futuro parole nuove, perché possano costruire un mondo in cui il rispetto sia, finalmente, l’unica normalità possibile.

Sito di riferimento: https://www.fondazionelibellula.com/cosa-facciamo/progetti-sociali/storie-spaziali-per-maschi-del-futuro-scuola-edition/

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