Abstract
Le opere Speranza I e II di Gustav Klimt esplorano la maternità tra vita e morte, mostrando una speranza fragile, inquieta e carica di simbolismo tra luce e ombra.
A cura di Federica Bianchini
Nell’arte, uno dei sentimenti che più spesso emergono sulla tela è senza dubbio la speranza. È quella forza che spinge l’essere umano ad attendere con fiducia che qualcosa prenda forma, anche quando il tempo è lungo e l’attesa richiede pazienza e sacrificio. La speranza è ciò che rende sopportabile il presente, perché lascia intravedere un futuro migliore. Gustav Klimt rielabora questo sentimento e lo traduce in immagini. Nei suoi dipinti la speranza non è mai idealizzata ma profondamente umana. Le due opere intitolate Speranza I e Speranza II rappresentano il punto più alto di questa riflessione. Speranza I viene realizzata nel 1903, ma sarà esposta al pubblico solo sei anni dopo. La mostra Kunstschau offrì a Klimt il contesto ideale per mostrare un dipinto così audace: una donna incinta, nuda, rappresentata in maniera cruda e non eterea. Con quest’opera Klimt sovverte completamente l’iconografia tradizionale della maternità. La Speranza non è rappresentata come una figura rassicurante, ma come una giovane donna nuda, incinta, esposta allo sguardo dell’osservatore senza filtri né idealizzazioni. Il suo corpo non è morbido né prospero: è pallido, magrissimo, quasi consumato. I capelli rossi avvolgono un volto asciutto, dagli zigomi pronunciati e dagli occhi rotondi. Le labbra sono serrate e le braccia e le gambe sottili. Tutto il corpo sembra fragile, mentre il ventre appare sproporzionatamente prominente, quasi estraneo al resto della figura, enfatizzato dalla posizione di profilo. La donna assume atteggiamento di difesa, come se cercasse protezione. Lo sguardo è rivolto verso l’osservatore, quasi preoccupato. Speranza I non racconta una maternità dolce, ma una maternità inquieta, carica di tensione e ambiguità. Alle spalle della donna compaiono figure femminili deformate ed oscure accompagnate da un teschio, simboli delle minacce e della morte, mentre un mostro nero con coda serpentina avvolge le sue caviglie, rappresentando le forze oscure che incombono sulla vita. In Speranza I, la maternità contiene entrambe le polarità, dove vita e morte convivono. Tra il 1907 e il 1908, Klimt torna sullo stesso tema con Speranza II, il cui sottotitolo è “Visione, fecondità, leggenda” . Lo sfondo è un campo dorato, che annulla la percezione dello spazio reale e colloca la figura in una dimensione quasi cosmica. In Speranza II la protagonista è la madre, posta al centro della composizione, sospesa in uno spazio senza tempo. Il volto è di profilo, lo sguardo rivolto verso il ventre ed il corpo è avvolto in preziosi tessuti decorativi. L’opera lascia intendere un dialogo silenzioso tra la donna e il figlio che porta in grembo. L’atteggiamento della madre è dolce, concentrato, quasi mistico. Tuttavia riaffiorano gli stessi elementi: tre figure femminili con il capo chino e gli occhi chiusi, immerse in una preghiera. Sulle decorazioni del ventre emerge, appena visibile, un teschio. Speranza II propone una visione della maternità meno disperata, ma non completamente pacifica. La speranza convive ancora con il presagio, con l’ombra della morte. Klimt mostra la complessità dell’esistenza, dove nascita, vita e fine si intrecciano in modo indissolubile.
