“EVA CONTRO EVA”: LA RIVALITÀ PIÙ FAMOSA DELLA STORIA DEL CINEMA 

Copertina: Bette Davis, Gary Merrill, Anne Baxter and George Sanders pose for a studio publicity portrait for the movie All About Eve, 1950 By 20th Century Fox / Photographer not credited – ebay, Public Domain

Di Francesco Valentini

Anche se non fosse altro, ci sono gli applausi”- Eva Harrington

Eva Harrington (Anne Baxter) è ossessionata dal teatro e soprattutto da un’attrice, il suo idolo indiscusso, ovvero Margo Channing (una straordinaria Bette Davis). Tutte le sere si reca a teatro per vedere le repliche dello stesso spettacolo e in una di esse ecco l’occasione: grazie all’intercessione della migliore amica della stella del teatro riesce a entrare nel camerino di Margo, a conoscerla, ad adularla e a raggirarla.
D’altronde, Margo si trova in un momento di crisi personale profonda, sente che ormai i suoi 40 anni sono troppi per continuare a calcare la scena con la stessa forza, lo stesso vigore e, soprattutto, lo stesso successo. Ha bisogno di una persona che la faccia sentire ancora importante, di qualcuno che ami il teatro come lei e che possa farle riaccendere quella passione che si sta affievolendo.
Pian piano Eva diventa amica, segretaria, compagna di vita e sorella minore del suo idolo, sempre pronta a captarne i gesti, i movimenti, gli sguardi per poter emulare Margo e rubarle i riflettori, fino ad arrivare a oscurare completamente colei che fino a poco tempo prima era la regina del palcoscenico. 
Mankiewicz riesce a mettere in scena un vero e proprio thriller, mostrando fino a che punto possa arrivare l’ambizione e di come il mondo dello spettacolo non sia altro che una giungla senza regole e senza padroni, in cui il successo può svanire da un momento all’altro.
Il regista americano si dimostra un maestro nello scavare il sentimento di invidia umana e la volontà di eccellere e primeggiare sugli altri, concetto che porterà ancora più all’estremo in un altro capolavoro come “Gli insospettabili” del 1972 con Michael Caine e Laurence Olivier.
Ma la cosa che rende ancor più straordinaria la pellicola è rappresentata dal fatto che Mankiewicz non diriga un film cattivo e disperato, bensì scelga di valorizzare sentimenti umani positivi quali l’amicizia, la fiducia e la solidarietà. Emblematico in tal senso il momento in cui Margo inizia a comprendere che Eva non sia altro che una arrivista senza scrupoli; in tale circostanza, infatti, è la domestica della rinomata attrice a metterla in guardia sui comportamenti ambigui della giovane ragazza e a farle aprire gli occhi. Il fatto che sia stata una donna fidata, con cui pure Margo si scontrava per piccole quisquilie, rappresenta una vera e propria ode all’amicizia, che non si deve mai basare sulla continua adulazione, bensì sul fatto di esserci sempre nel momento del bisogno e a chiarire le idee su chi abbiamo di fronte. 

E il finale del film non può essere altro che un’inevitabile conseguenza delle vicende, il raccolto di quanto si è seminato per strada: un finale amaro e circolare per Eva, nel quale si intende che subirà da un’altra giovanissima fan lo stesso trattamento riservato da lei a Margo, la quale, invece, pur dovendo riconoscere che il suo tempo sulle scene è terminato, può rifugiarsi nell’amore di suo marito e Bill e nell’amicizia di quelle persone veramente care.

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