Abstract
Edoardo Bove può finalmente tornare a giocare. Con la rescissione contrattuale siglata con l’As Roma, il centrocampista italiano è volato in Inghilterra alla corte del Watford, pronto a ripartire dopo lo stop di un anno e mezzo per via di un malore accusato in campo.
A cura di Francesco Valentini
È il 1° dicembre del 2024 e a Firenze va in scena un big match d’alta classifica tra Fiorentina e Inter. I nerazzurri sono in piena lotta per lo scudetto insieme al Napoli, mentre i viola battagliano addirittura per la zona Champions dopo un inizio di stagione entusiasmante. Al 15° minuto di gioco la formazione di Inzaghi trova la via del gol con Lautaro Martínez, ma il direttore di gara annulla la rete perché il pallone era uscito dal campo prima che arrivasse tra i piedi del bomber argentino. La panchina dell’Inter protesta e chiede spiegazioni, ma il VAR conferma l’annullamento. Nei secondi di attesa prima di riprendere il gioco il centrocampista della Fiorentina Edoardo Bove si china per allacciarsi gli scarpini. E poi crolla a terra. Incosciente. L’atmosfera di tensione per il gol non convalidato si trasforma immediatamente in terrore. Passano minuti drammatici con i compagni di Bove in lacrime a fare da scudo al giocatore per impedire che qualche occhio indiscreto possa cogliere quei tragici istanti. Bove viene trasportato urgentemente all’ospedale Careggi e finalmente arriva un sospiro di sollievo: è cosciente, vigile e respira autonomamente.
Da quel giorno comincia la seconda carriera calcistica di Edoardo Bove. La prima è stata brevissima, considerando che al momento del malore la mezzala aveva solo 22 anni. Eppure, erano stati anni già intensissimi, in cui Bove si era guadagnato la maglia della nazionale under 21, ma soprattutto la fiducia di José Mourinho, lo Special One, colui che lo ha lanciato tra i grandi, inserendolo tra i titolari di quella Roma che vincerà la Conference League e raggiungerà la finale l’anno successivo in Europa League.
La seconda fase inizia quando, dopo il sollievo, arriva una decisione difficile da accettare. Bove è costretto a subire un’operazione per l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo rimovibile dotato di un sistema di rilevazione che permette di riconoscere l’insorgenza improvvisa di un’aritmia grave. Uno strumento necessario per prevenire futuri arresti cardiaci, individuando immediatamente la presenza di un’aritmia ventricolare e riportando il giusto ritmo al battito cardiaco.
Per via di questo impianto, però, Bove è costretto ad abbandonare il calcio italiano, il cui regolamento impedisce il prosieguo dell’attività agonistica con la presenza di questo tipo di dispositivi.
Iniziano la riabilitazione e settimane di riflessione in cui la carriera del giocatore sembra fortemente a rischio. Ma questa valutazione appartiene solo agli occhi di tifosi e giornalisti, perché Bove non ha mai avuto intenzione di abbandonare quella passione che gli fa pulsare il cuore.
Pur impossibilitato a giocare, si fionda immediatamente nell’attività sportiva, nella veste di dirigente, diventando proprietario della Boreale ASD, la squadra in cui è cresciuto. All’interno del centro sportivo, coadiuvato dai membri della Fondazione Giorgio Castelli, Bove porta avanti una campagna di sensibilizzazione, offrendo lezioni a giovani aspiranti calciatori sulle pratiche di primo soccorso.
Un impegno che Bove ha portato avanti anche nelle scuole, sempre con l’obiettivo di creare consapevolezza sul tema ed educare i giovani. Tutte queste iniziative non sono passate inosservate agli occhi della politica, tanto che lo scorso novembre in Senato è stata presentata una legge che reca con sé il nome del calciatore, la “Legge Bove”. Il disegno di legge, promosso dai senatori Marco Lombardo e Carlo Calenda, mira a efficientare e standardizzare la formazione al primo soccorso, diffondendo le competenze relative non solo nell’ambito sportivo-calcistico, ma nella società civile tutta. Tale legge rappresenta un riconoscimento meritatissimo per un giovane ragazzo che ha saputo trasformare la sua piccola esperienza personale in un’occasione di crescita per tutti.
Il 17 gennaio del 2026 Bove ha potuto finalmente chiudere i 13 mesi lontano dai campi da gioco, rescindendo il contratto che lo vedeva ancora legato alla sua amata Roma. La squadra della sua città, che lo ha visto crescere e che lo ha portato tra i grandi. E non a caso Bove, giocatore e uomo d’altri tempi per il romanticismo con cui vive il calcio, non ha resistito alla possibilità di vedere la Roma da tifoso all’Olimpico, sedendosi sugli spalti per assistere a Roma-Sassuolo.
E ora inizia una nuova avventura per il centrocampista italiano, che ha confessato di non potersi permettere di aspettare un cambio di regolamento in Italia. Troppo forte la voglia di tornare a fare ciò che ama dopo lo stop forzato. Il calciatore indosserà, dunque, la maglia del Watford, che milita in Championship, la seconda serie inglese. Un piccolo abbassamento di livello inevitabile dopo questo anno di stop, per ricominciare piano piano a riconquistare i palcoscenici che una persona e un giocatore come lui merita.
